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		<title>Le star di sistema</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:52:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non è Bertinotti l’unico esempio di borghese di sinistra   Il bagno di Umiltà   Fa notizia Bertinotti trombato. Il Fausto nazionale reo di aver ceduto alle tentazioni dei salotti di Roma, relegando a infatuazione intellettuale la sua passione proletaria. Ma perché fa notizia solo lui? Parliamo invece dei mostri sacri della musica. Così, tanto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=87&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Non è Bertinotti l’unico esempio di borghese di sinistra</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il bagno di Umiltà</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Fa notizia Bertinotti trombato. Il Fausto nazionale reo di aver ceduto alle tentazioni dei salotti di Roma, relegando a infatuazione intellettuale la sua passione proletaria. Ma perché fa notizia solo lui? Parliamo invece dei mostri sacri della musica. Così, tanto per cambiare discorso sempre rimanendo sullo stesso tema. E’ tutta la sinistra italiana a soffrire di questa strana malattia aristocratica. Ho visto il concerto del primo maggio. Dico subito, a scanso di equivoci e prima che arrivi qualcuno del fronte della gioventù a voler togliere la ricorrenza canora sostituendola magari con un concerto sacro di preparazione al Natale, che sono stato piacevolmente impressionato dalle migliaia di ragazzi che stavano insieme in una piazza fisica e non virtuale, legati insieme dalla musica. Ma i cosiddetti big della canzone, dov’erano? Bravissimi ed entusiasmanti anche i cantanti che c’erano e plauso particolare a Santamaria, il conduttore, che tranne per il suo minaccioso nome, ha riportato un po’ di fresca e vitale laicità in quella piazza. Ma, ripeto, i grandi cantautori italiani, dov’erano? Possibile che De gregori, Venditti, Vasco Rossi, Jovannotti, Guccini siano così refrattari a nobilitare con la loro presenza un palco così importante? Dove finalmente la musica è gratis? Sono troppo impegnati con i loro Tour, con i loro info-line, con i loro www, pubblicizzati su tutte le radio nazionali in modo martellante, tra una pubblicità e l’altra, alla modica cifra di 80 euro come minimo? Quand’è che questi signori sentiranno risuonare dentro di loro la sana voglia di far sentire al pubblico, gratuitamente, le loro note e i loro messaggi? Possibile che non li sfiori più la voglia di mischiarsi con la povertà della musica, con la sua libertà? Non li sfiora neanche mai l’idea di andare a Sanremo, per esempio. Ma scherziamo, troppo popolare. Troppo inflazionato. Le chiamano star, ossia stelle, ma il loro è ormai un mondo fatto di diritti sui pezzi del passato, di pubblicazioni su Einaudi e Mondatori, di fama che si accresce con fama, di radio che pubblicizzano i concerti, di tv che presentano i dischi ultimi usciti, come fossero il parto del pargolo della regina di Svezia. Eppure questo mondo virtuale di note, viene chiamato star system, cioè sistema di stelle, vale a dire firmamento. Ma è chiaro a tutti che le loro orbite regolari e protette, li fanno somigliare sempre di più, a stelle di sistema. Lo stesso sistema, criticando il quale, sono divenuti famosi. Ora sembrano sopravvissuti a loro stessi. Sono li che guadagnano dai loro diritti, come se fossero i familiari di loro stessi. Come fossero i figli di se stessi. E dire, caro Guccini che la tua Piazza Alimonda poteva dare una pelle nuova a quel milione di persone accorse alle note del primo maggio. E dire, caro Vasco, che il palco del primo maggio e quel pubblico di poco più che adolescenti che avevano trovato il coraggio per un giorno di uscire dalla precarietà delle loro vite, dalle chat, in un giorno nero per la politica italiana (dico nero nel senso che i neri avevano vinto da poche ore le elezioni di Roma); quel palco sarebbe stato una buona occasione per trovare “il senso alla tua vita” che dici di andare cercando da cinque anni a questa parte. Magari saresti potuto andare accompagnato da Bonolis. Ti avrebbe potuto presentare lui, uscendo dai palinsesti di quella o quell’altra televisione per un giorno. Chissà che anche per lui il senso della vita, lì dove non è solo nell’estratto conto bancario, sarebbe potuto risultare più chiaro. Non parlo di Ligabue, perché lui c’è andato al primo maggio, due anni fa, ma c’è andato. A dimostrazione che si può fare. Ma non per slogan alla Veltroni, si può fare davvero. Si può smettere di essere star per il sistema almeno per un giorno, e in quel giorno tornare ad essere, attraverso la musica, stelle per la gente. I firmamenti aristocratici, fatti di virtualità, media, e stadi riempiti a suon di euro e di pre-vendite, non sono quindi l’abitudine del solo Bertinotti o della politica. E’ una malattia molto diffusa. Dalla musica allo sport al cinema e a tutto il resto. Ci fosse un posto di mare chiamato Umiltà, consiglierei a tutti i blasonati musicisti nazionali del popolo, che pure amo profondamente, di approfittare dell’estate in arrivo, per andare di corsa a fare un bagno da quelle parti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/87/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/87/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=87&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tutta la vita di dietro</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutta la vita di dietro   Il film di Virzì purtroppo è divertente, riuscito. Qualche esasperazione nella trama, qualche eccesso di sceneggiatura, come scriverebbe la penna di un critico cinematografico di mestiere, ma funziona. Segno di una grossa disponibilità ad un’amnesia dissociativa collettiva. A considerare come un dato della realtà su cui esercitare una specie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=85&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:14pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Tutta la vita di dietro</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il film di Virzì purtroppo è divertente, riuscito. Qualche esasperazione nella trama, qualche eccesso di sceneggiatura, come scriverebbe la penna di un critico cinematografico di mestiere, ma funziona. Segno di una grossa disponibilità ad un’amnesia dissociativa collettiva. A considerare come un dato della realtà su cui esercitare una specie di umorismo riflessivo e critico, un dato dell’irrealtà, quale è certamente la condizione del lavoro precario nei call-center. “Tutta la vita davanti” è un’operazione drammatica alla radice. Raccontare tra il comico e il tragico, quindi con il ricorso ai toni grotteschi, il mondo del lavoro inventato. Qualcuno vagheggia, rispetto a questo come ad altri tentativi del genere che vanno nella stessa direzione, di un nuovo neorealismo del cinema italiano. Finalmente il cinema torna a raccontare la realtà, si dice. Ma dare la dignità di un qualcosa che attiene alla realtà ai fenomeni di lavoro precario, studiati per distruggere le persone e dominati totalmente dall’assurdo, dalla totale mancanza di una logica economica, non è possibile. Raccontare i call-center, l’outbound, gli open-space è un errore di metodo. Un difetto di comunicazione. Qualunque sia il messaggio che si vuole far passare, l’unica cosa che si ottiene è quella di conferire dignità di esistenza, quando non assorbimento sociale attraverso la risata e i tipi umani descritti, a “realtà” del genere. A turni spezzati intorno a lavori inventati, a necessità commerciali inesistenti. Fenomeni che nulla hanno a che fare con il bisogno sociale ai quali non va data la dignità di esistere. Devono essere semplicemente cancellati, attraverso la lotta politica. Combattuti. Smascherati all’origine per quello che sono. Tentativi scientemente pensati per distruggere ulteriormente il tessuto sociale. Da un manipolo di strateghi della comunicazione e psicologi, asserviti alle strategie delle multinazionali, che hanno studiato “la rivoluzione” degli open-space, dai “professori” della scuola di Chicago e dai nazisti scampati al processo di Norimberga. Probabilmente in riunioni di coordinamento in Argentina, o a latere dei numerosi G8 di questi anni. In queste riunioni di coordinamento, hanno avuto modo di ridisegnare le nuove strategie del controllo globale, in epoche in cui gli intellettuali di tutto il mondo, faticano a comprendere i confini e i rischi di quella che viene chiamata sommariamente e mediaticamente, globalizzazione. O “modernità”. Il film di Virzì, come la saga dei film sulla mafia, parte con l’idea di denunciare politicamente questa realtà e arriva, nell’atto stesso della partenza, ad un approdo opposto. Con il suo film, prendono forma le macchiette, le maschere, di una sciagurata commedia del possibile. Come per il pulcinella-mammasantissima, o l’arlecchino-capo dei capi, o il Lancillotto-ultimo-commissario Cattani, nei film sulla mafia, così nel film dell’autore livornese, per gli addetti ai call-center demansionati, i capo truppa-coordinatori degli open space, o i bodigard con auricolare. Riuscendo così a realizzare un epica del lavoro moderno, come l’epica dei film sulla mafia. Risultato? Un romanticismo del crimine, che rende istituzioni morali soggetti che devono semplicemente smettere di esistere. La mafia non deve diventare nemmeno una parola. Non deve esserci più. La si deve sconfiggere e, per ricordarla, ci si deve riferire a lei con le categorie del codice penale: associazione a delinquere punto. Senza nemmeno la specifica dello “stampo mafioso”. Si deve buttare via, già dal linguaggio, proprio lo stampo. Come la mafia il “precariato” e i “call-center”. Non devono essere parole di senso compiuto, figuiriamoci se possono reiterarsi nelle dinamiche complesse del linguaggio filmico. Sono i non-luoghi della prepotenza istituzionale, da restituire alla vita. Con impegno deciso, politico. Cedere alla tentazione di riderci su, di fare i superiori, di attribuirsi capacità taumaturgiche di gestori dell’assurdo, è un rischio impercorribile. Vite spezzate quelle dei precari . Una specie di terrorismo di Stato mascherato da nuove fantomatiche teorie sul management moderno. Ricetta culinaria vomitevole, infarcita di termini anglosassoni e concetti rancidi di psicologia della motivazione. Vomitevole è la parola più adatta. Le scene del vomito della ragazza che usciva dal lavoro sono tra le più realistiche del film. Le stesse, tante, troppe, che ho avuto modo di vedere in quindici anni di telecom. Già perché i call-center, l’outbound e il resto, non sono la regola di un’azienducola ai limiti del reale, che vende purificatori dell’acqua corrente di Roma, come nel film di Virzì. Ma l’ossatura delle Telecom di tutto il pianeta, dell’Acea, dell’Enel, delle banche, delle assicurazioni, delle Asl. Cioè i gestori, ora privati, prima perlomeno pubblici, dei principali ambiti di una società. Non ridevano i ragazzi di 18 anni che hanno visto il film nel cinema Reale. Ci provavano, ma non ci riuscivano. Qualche risata c’era, ma era una risata strozzata in gola, una risata di nervi. Come se questa generazione di esistenze a cui è stato negato il senso, di vittime del lavoro inventato per finalità di controllo, cresciuti spesso a Grande fratello WEB-CAM e chat-line sapessero ddentro di loro una verità profonda, che i tanti registi di questo improbabile neo-realismo sembrano ignorare o aver dimenticato. Hanno capito che le loro vite non devono essere palcoscenico di nessuna metafora. La loro condizione di vita precaria, va denunciata all’Autorità giudiziaria, finchè ce n’è una. Non al sindacato di Mastrandrea, o alle sale cinematografiche, ma ai carabinieri. Nei loro 18 anni senza storia, sembrano reclamare il senso degli anni che sono venuti prima di loro. Con un coraggio da leoni, visto che tutti i politici li vorrebbero vuoti pronti per i lucchetti dell’amore e per la De Filippi. Il sorriso amaro che ho visto disegnato sulle facce di molti alla fine del film, sembra riproporre una rabbia che ricorda da vicino gli slogan del ’68, il loro senso, oltre la caricatura del ricordo che qualche film, adatto a nuovi Federico Moccia farà certamente. Sembrano chiedersi, al di là delle canzoncine piacenti e suadenti, anche se a sfondo tragico che attraversano il film fino alla fine, “come mai come mai sempre in culo agli operai, cioè a loro”. Sembrano aver capito, che se le cose non cambiano, per loro, non ci saranno i film o you-tube, altro che tutta la vita davanti: tutta la vita di dietro, cioè…appunto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">I bodygard che circondano Claudio sono gli unici personaggi riusciti del film. Quanti ce ne sono nella nostra società all’ingresso dei locali che ospitano i meladai-party come nei cda delle multinazionali. Sembrano tutti agenti della Cia in incognito, che mentre vanno al lavoro a centocinquanta all’ora sulla corsia d’emergenza del raccordo. Con questa radiospia infilata nell’orecchio dicono alla moglie di andare a prendere il figlio a catechismo, come se dicessero al Presidente degli Usa di invadere Cuba. Però nella loro demenza di fighi del nulla chissà che non siano davvero, in qualche modo, agenti della CIA. Già perché i loro capouffici, capo discoteca dei vari MIOLIONAIR sparsi per la penisola, qualche rapporto fiduciario con il parastato, mafia o multinazionali che siano, ce l’hanno senz’altro. Quindi nei loro auricolari, scorre davvero, forse, la voce rauca e greve dello schifo che ci circonda. </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/85/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/85/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=85&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il tempo delle pere</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La strana coppia: Sophie Marceau e Monica Bellucci   Il tempo delle pere   La notizia di qualche tempo fa è questa: la Marceau e la Bellucci in “mondovisione” da Lecce, intrattengono il pubblico nel giorno della conferenza stampa per l’inizio delle riprese del loro film. Il loro tono è austero. In realtà si tratta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=83&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La strana coppia: Sophie Marceau e Monica Bellucci </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il tempo delle pere</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La notizia di qualche tempo fa è questa: la Marceau e la Bellucci in “mondovisione” da Lecce, intrattengono il pubblico nel giorno della conferenza stampa per l’inizio delle riprese del loro film. Il loro tono è austero. In realtà si tratta solo di un salottino improvvisato dove scambiare due chiacchiere, eppure i toni e le cadenze, nonché la risonanza data all’evento dalla stampa lo fanno sembrare il discorso del Presidente della Repubblica alla Nazione l’ultimo giorno dell’anno. Ci raccontano la loro amicizia, la loro professionalità, la loro stima reciproca. Eppure ai più attenti appare chiaro che in quel salotto improvvisato si parla del cinema e di un film per parlare di qualcos’altro. Come per il calcio, così per il cinema, sembra essersi innescato quel meccanismo di mistificazione dei significati propri della settima arte. Il cinema è ormai, almeno per quanto attiene all’ambito dello star system, che poi è anche l’unico ambito che si vuole far sopravvivere, un veicolo dei dis-valori assoluti di un liberismo sfrenato. La celebrità che orienta i gusti del mondo e che indica la strada da seguire. L’amicizia tra due dive il loro rapporto professionale dovrebbe fornire stimoli emotivi alla società. Persino la città di Lecce dovrebbe avere un ritorno economico da queste riprese, fatto questo certamente vero, ma il fatto ridicolo è che questo ritorno economico dovrebbe garantire un peso culturale maggiore alla città e, almeno per un giorno, mettere la vita di quel luogo al centro del mondo. Come una delle tante targhe sui muri di una città con su scritto &lt;&lt;qui visse e lavorò il tale scrittore&gt;&gt; o ancora &lt;&lt;qui fece l’amore Lucrezia Borgia&gt;&gt; &lt;&lt;qui scrisse la sua commedia il tale poeta&gt;&gt; e così via con mille altre lapidi indicanti alla gente normale che la sua strada quotidiana ha più valore perché è stata attraversata e vissuta anche da personaggi più famosi di loro che contano ed hanno contato davvero. “<em>La vida es sueño”</em><strong> </strong>scriveva Pedro Calderon de la Barca. Ma questa abitudine a orientare la vita delle persone sulle gesta di personaggi di cui risuona la fama ha ben poco a che fare con la necessità di sognare un mondo diverso, di realizzare l’irreazzabile, di pensare l’impossibile alla nostra portata. E’ piuttosto un incubo ricorrente. Il dovere di dimenticare la nostra realtà per orientarla sulle bussole spuntate dei sogni degli altri. Vedere come dormono i vip sull’isola dei famosi o come si muovono le dive di un certo tipo di cinema per le strade di Lecce; come accendono il fuoco con le pietre Malgioglio o Lory del Santo, in un neolitico inventato su misura per far arretrare di colpo la storia di ognuno di noi. La regola è sempre la stessa: dimenticarci di noi. Delegare alla notorietà celebrata degli altri il riscatto alla nostra fragile condizione umana. Ma quale cometa dovrebbero indicarci Monica e Sophie? A quale capanna dovrebbero portarci Cluny o Brad Pitt?<span>  </span>Quali nuovi comandamenti dovrebbero dettarci Beckam o Ronaldinho, Marina La Rosa o i vincitori di Amici? Intanto l’indicazione che la Bellucci e l’attrice francese sembrano dare con l’autorevolezza della loro condizione di star è che il tempo non esiste. Se diventi una star annulli il tempo. Per loro venti anni equivalgono a cinquanta. E io che ricordo ancora con un’emozione che non sto qui a descrivere il primo bacio dato ad una ragazza in un cinema a sedici anni, mentre sullo schermo guardavo Sophie Marceau nel film dal titolo inequivocabile, “Il tempo delle mele”, che associato al corpo del’attrice valeva più di mille consigli su dove orientare lo sguardo a cominciare dalla ragazza che avevo accanto, non posso far altro che notare, con una certa tristezza che dopo 20 anni la stessa Marceau, insieme alla Bellucci, che prima di calcare i red carpet di consigli del genere sapeva darne eccome, sono lì, quasi sempre in mondovisione, a darci un messaggio infinitamente più grande che però non riesco a capire. Ma che in definitiva sembra affermare che il tempo delle mele è finito. Inizia quello delle pere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/83/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/83/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=83&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Non c&#8217;è re senza Fabrizio Corona</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La strana assuefazione alla cronaca nera   Non c’è re senza Corona   E’ vero, la realtà spesso supera l’immaginazione. Stentavo a credere ai miei occhi leggendo i giornali. La notizia: il delitto di Garlasco. Ma non è tanto l’omicidio ad avermi colpito. Nessuno ormai, anche volendo, riuscirebbe ad essere colpito dalla notizia di un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=81&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:14pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">La strana assuefazione alla cronaca nera</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:14pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:14pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Non c’è re senza Corona</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">E’ vero, la realtà spesso supera l’immaginazione. Stentavo a credere ai miei occhi leggendo i giornali. La notizia: il delitto di Garlasco. Ma non è tanto l’omicidio ad avermi colpito. Nessuno ormai, anche volendo, riuscirebbe ad essere colpito dalla notizia di un crimine. Semmai lo stupore comincerebbe nel momento in cui, l’assenza di una cronaca del genere, durasse un tempo eccessivo. Questo si sarebbe davvero in grado di scatenare il panico nel lettore. La notizia vera, la notizia nella notizia è che Corona Fabrizio il fotografo delle “luci della ribalta”, trova le cugine della vittima estremamente interessanti per la TV. Io non so andare oltre una risata isterica di fronte ad un articolo di questo genere. E’ davvero una specie di tana libera tutti del mondo della comunicazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Finalmente viene allo scoperto il nero, o il noir per i più sofisticati, che unisce il mondo della comunicazione al modo di fare cronaca. Si sono incontrate in questa vicenda le parti più estreme e tragiche di quel contenitore senza più nessuna bussola che ci si ostina a chiamare informazione, o mondo dei media, per i più avvezzi. Corona e le cugine si sono incontrati, come si incontrano la vedova e il suo amante ai funerali del marito. Ma non è una commedia di Pirandello, né un film di Totò o una commedia di Edoardo. E’ una parte davvero considerevole della nostra realtà. La parte che vorrebbe proporre, e di fatto c’è riuscita da un pezzo, la virtualità della TV come valore fondante la nostra cultura; così come la nostra agenda quotidiana. Corona, appena uscito dal carcere, è più in forma di prima. La depressione, che vivaddio ancora esiste e ti mette alle strette dentro la cella, dove luci ce ne sono ben poche, ribalte meno che meno; non c’è nemmeno mangiafuoco, il gatto e la volpe, lele morra e compagnia cantante, è ora svanita. All’uscita del carcere, la società “incivile”, già perché chiamarla “civile” sarebbe davvero una stonatura, sembra riabilitarlo nel migliore dei modi. Sembra quasi dirgli: “Guarda che senza di te non si può andare avanti, tu ci rappresenti come un capo religioso” “Abbiamo bisogno di te”. Se solo avrà il tempo di aspettare, potrà perfino rendersi conto che se non ci fosse stata, questa brutta parentesi della galera, avrebbe dovuto inventarla Corona stesso come trovata di marketing. Ed eccoci alla notizia dei contatti tra il fotografo dei ricatti, che si scrive proprio così e non fotografo dei “ritratti” come fino a qualche tempo fa sarebbe stato lecito aspettarsi, e le due gemelle cugine della ragazza assassinata. Ecco che come per magia, le coltellate e il sangue, sembrano fondersi ad una canzone di Paola e Chiara, ad una puntata di Lucarelli o Augias e al Festival bar che tra poco lancerà nell’aria le sue note. Un “trade union” davvero difficile ad essere posto in essere e che infatti non c’è. Esiste solo in una triste, traslata, metaforica e apparente finzione. Tutta assolutamente negativa e inventata che da tanto tempo sostituisce per larghi tratti la nostra percezione della realtà. Questi sono i nuovi sogni di una notte di mezza estate, non c’è niente da fare. I nuovi re impastati con inchiostro e sangue e la loro nuova Corona. Il palcoscenico è ancora un paese della nostra bella Italia, che pure qualcuno ha provato in questi mesi a riguardare con amore. Garlasco. Il solito paesino estivo proposto come sinistra meta turistica. In provincia di non si sa dove e se si sa non fa niente, non importa. Un paesino che dovrebbe stare, secondo i dettami di questa nuova geografia, in provincia di Cogne a due metri da Erba, subito sulla destra dopo Rignano. Nel regno di carta dove un re sinistro, chiamato falsità, <span> </span>gode di ottima salute e la “Corona” si declina al maschile. Come dire, buone vacanze e buon viaggio a tutti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span>                                                                                                                                 </span>Carmelo Albanese</span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/81/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=81&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sette in condotta</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Se i nuovi provvedimenti sulla scuola sortiscono l’effetto contrario   Sette in condotta   Che bello: finalmente torna la scuola! Ma non nel senso che ricomincia l’anno scolastico, proprio in senso storico. Torna la scuola come la conoscevamo fino a trent’anni fa. Tornano i voti, le pagelle, i grembiuli, magari anche i fiocchi con i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=79&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Se i nuovi provvedimenti sulla scuola sortiscono l’effetto contrario</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sette in condotta </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Che bello: finalmente torna la scuola! Ma non nel senso che ricomincia l’anno scolastico, proprio in senso storico. Torna la scuola come la conoscevamo fino a trent’anni fa. Tornano i voti, le pagelle, i grembiuli, magari anche i fiocchi con i colletti rigidi che mettevamo da piccoli, con la paura di venire strozzati. Quei bei fiocchi bianchi che sono un grande allenamento per le cravatte da mettere in ufficio in futuro. Tornano le regole, la disciplina. Tornano per decreto ministeriale. Eppure siamo nel 2008. Nell’era di internet da circa dieci anni. Solo l’anno scorso i telegiornali ci mostravano le gesta eroiche riprese e pubblicate su “You-tube” da adolescenti o bambini del tale istituto, o del tal’altro. Sono circa quindici anni che l’adolescenza viene presentata come l’unica età del genere umano. Quella più vera; con i suoi eccessi, il suo immaginario esplosivo, la sua capacità di stravolgere. Siamo da tempo nell’epoca dei bambini-adulti. Dell’oscenità sociale di essere piccoli, inutili e inadatti al consumo. Di un’età, l’infanzia beata di pascoliana memoria, che è venuta ad essere solo un ritardo insolente per rispetto al momento in cui si potrà acquistare una scheda telefonica. Un ritardo colmato solo in parte dalle smanie genitoriali; che per fortuna contribuiscono al PIL con vestitini griffati per bambini di otto anni e amenità elettroniche per metterli davanti a uno schermo fin dai primi passi. Nella nostra ingenuità, avevamo capito che questo era il punto di partenza. Lo stato dell’arte. Quest’anno invece, si riparte da un punto diverso. Sarà una rivoluzione dolce all’indietro: alla ricerca del tempo perduto. I piccoli italiani torneranno agli anni sessanta per una magia parlamentare. Come se gli esponenti del nuovo governo appartenessero ad un altro mondo; come se in questi anni avessero vissuto in una realtà parallela. Fatta di valori inalterati, pronti per essere tirati fuori dal frigorifero al momento opportuno: oggi. Mi si dirà che è un tentativo di rimettere le cose a posto. Una sterzata nella direzione contraria di cui si avvertiva il bisogno. Il termine “sterzata” descrive molto bene questo modo di procedere dei vari governi, su temi delicati; con sbandate, ora in un senso ora nell’altro, alla stregua di un automobile che perde il controllo della strada. E’ chiaro che il mondo del progressismo come religione, che dissolve le età della vita, che dà la macchina a dodici anni, il voto a sei e la paghetta a due, non andava bene. Ma l’idea che una fotografia in bianco nero possa riportare le cose a posto; che un’istantanea del passato possa far dimenticare l’angoscia e la pesantezza delle regole del tempo che fu, è solo la stessa follia nel senso contrario. Chi controllerà i bambini tecnologici già in grado di guidare gli aeroplani? Già pronti per fondare una nuova “google”; con competenze che superano quelle dei loro maestri? Prima c’erano tre insegnanti a contenere socialmente l’eversione dei “bambini-adulti”. Adesso il maestro tornerà ad essere uno e proverà a fare il possibile in una realtà sociale in cui persino il bambino cattivo del libro cuore, risulterebbe un santo rispetto al bambino, anche solo vivace, dei nostri giorni. Il “maestro-eroe” proverà a contenere il contenibile, il resto lo faranno i grembiuli; vere e proprie camicie di forza. Braccialetto elettronico da una parte, grembiuli di contenzione dall’altra. Se poi le cose andranno male? Allora tolleranza zero. Manderemo i militari alle elementari e il ritorno al passato verrà garantito. Ma il Ministro e i consiglieri del ministro, che hanno proposto il sette in condotta, lo sanno, tanto per dirne una, che è gia di moda un diario chiamato “sette in condotta”? Una sfida di compiacimento al negativo verso una regola che non riconoscono valida. Il modello dei giovani e giovanissimi, è da tempo negativo. Prima della trovata di marketing del sette in condotta, verso la quale qualcuno potrebbe nutrire persino il sospetto che si è fatta la regola per piazzare il prodotto; c’era e c’è la moda degli zainetti firmati “bastardi dentro”. Insieme a questa marca ce n’è un&#8217;altra che va forte “De puta madre”, vale a dire “figlio di…”. Il tutto a testimoniare come la più grande aspirazione dei ragazzi, sia quella di mostrare la loro supposta cattiveria intrinseca. Non so se sia meglio il passato remoto o il futuro improbabile. Quello che è certo è che i ragazzi faranno a gara per prendere il sette in condotta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/79/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=79&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Barbari e Barberini</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la sinistra gioca a fare la destra e viceversa   Barbari e Barberini   Come al solito, in Italia, a realizzare quello che la destra mai si sognerebbe di fare per perseguire la sua politica ci pensa la sinistra. Come diceva Pasquino riferendosi a Roma “quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”, vale a dire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=77&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Quando la sinistra gioca a fare la destra e viceversa</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Barbari e Barberini</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Come al solito, in Italia, a realizzare quello che la destra mai si sognerebbe di fare per perseguire la sua politica ci pensa la sinistra. Come diceva Pasquino riferendosi a Roma “<em>quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini</em>”, vale a dire “<em>quello che non fecero i barbari, fecero i barberini</em>”. Berlusconi, Fini, Casini e Bossi insieme, dipinti più volte come la radice di tutti i mali, senza senso dello Stato, veri e propri Unni del XXI sec., non sono riusciti a privatizzare nulla. La sinistra invece sta riuscendo nel compito a meraviglia. Ancora una volta non è stato Attila a rubare i pomelli d’oro e di bronzo dai portoni dei palazzi patrizi di Roma, ma i nuovi papi di sinistra. Ai papi quel bronzo servì per fare gli altari della Basilica di S. Pietro. A cosa e a chi siano andati e andranno le capitalizzazioni di Telecom Italia, delle Ferrovie dello Stato, delle autostrade e ora di Alitalia, non è dato saperlo. Si dirà che sono servite a risanare i conti del Paese. Bene. Già questo sarebbe motivo più meritorio che non gli altari di una Chiesa, ma il problema politico e filosofico rimane. Perché in Italia la politica che solitamente si attribuisce al pensiero di destra viene fatta dagli ex-comunisti? Perché non viene dichiarato al corpo elettorale della sinistra, che si andrà nella direzione contraria a quella per la quale si chiede il voto? Se poi diventa lecito privatizzare lo Stato per fare cassa, allora viene da chiedersi perché si è gridato allo scandalo quando Tremonti voleva mettere in vendita le spiagge italiane? Ma Tremonti è un unno e i sindaci di centrosinistra, che dichiarano di voler far pagare il pedaggio ai passanti nelle loro città, sono tutti provetti pontefici. Emblemi del bene per definizione. Unica eccezione il sindaco Moratti. Lei fa quello che dichiarava di voler fare. Ha fatto diventare Milano una città a pagamento, ma anche in questo caso nessuno ha gridato allo scandalo. Per forza! Chi, da sinistra, avrebbe potuto gridare allo scandalo dopo quasi due anni in cui le “lenzuolate” sono state così tante da far sembrare l’Italia la casa dei fantasmi? Dopo che i sindaci di centrosinistra delle varie città hanno messo strisce blu dovunque, un autovelox su ogni incrocio e sopra ogni prostituta. A tal punto che viene da pensare ad un uso di quelle foto su altri piani, molto più commerciali, piuttosto che come deterrente morale come era stato dichiarato. Ma le vere ciliegine sulla torta dei governi di centrosinistra, nel senso indicato da Pasquino, sono senz’altro Telecom e Enel. In Italia le telefonate erano ancora quasi in carico del Ministero delle Poste quando ecco che un uomo dalla tradizione comunista con la “C” maiuscola, passa all’azione. Prende Colannino che naviga in cattive acque, che sta per arrivare al capolinea della sua carriera di imprenditore, che continua a produrre improbabili computer Olivetti a 256 K contro compatibili giapponesi che costano la metà e supportano 1 Gigabyte<span>  </span>di memoria e gli dice: &lt;&lt;Guarda che una telefonata ti allunga la vita&gt;&gt;. Questa profezia è simile a quella che la maga dà al protagonista di “Ladri di biciclette” per riavere la bici rubata: &lt;&lt;O la trovi subito, o non la trovi più&gt;&gt;. Nel senso che avrebbe dovuto rubarla anche lui. Dal consiglio di Dalema alla Telecom privatizzata nelle mani di Colannino con la memorabile Opa, il passo è breve. E così la breccia delle privatizzazioni è aperta e ad aprirla è stato un governo di sinistra con l’accordo dei sindacati. La Telecom viene dunque ad essere la nuova Basilica di San Pietro. Uno dei posti dove rintracciare i tanti bronzi tolti dai portoni di tutta Italia dai nuovi Barberini di sinistra. A chi non verrebbe in mente la canzone di Giorgio Gaber in cui l’autore si interroga su cosa potesse essere considerato di destra e cosa di sinistra, nella società di oggi? Come a chiedersi quali siano oggi i barbari, e quali i Barberini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=77&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il rito della notte bianca</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La notte bianca da festa comunitaria a rito post-moderno   Ventiquattro sono le ore dodici chiare…   “Ventiquattro sono le ore dodici chiare e dodici scure.” Recita un’antica filastrocca popolare. E’ proprio vero, a volte la tradizione ci insegna davvero tanto, basta saperne attingere senza mettere gli occhi sulla nuca. Già perché di tradizioni ne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=75&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La notte bianca da festa comunitaria a rito post-moderno</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:14pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ventiquattro sono le ore dodici chiare…</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">“Ventiquattro sono le ore dodici chiare e dodici scure.” Recita un’antica filastrocca popolare. E’ proprio vero, a volte la tradizione ci insegna davvero tanto, basta saperne attingere senza mettere gli occhi sulla nuca. Già perché di tradizioni ne abbiamo anche noi, solo che abbiamo un endemico estremismo nell’atto di guardarle. O le snobbiamo fuggendo via dal nostro provincialismo, nascondendoci di corsa nelle “vetrine piene di luci” delle metropoli tanto “care” a Giorgio Gaber; oppure, tornati dalla fuga da noi stessi, le riscopriamo con quell’attitudine che sa di archeologia, di paleontologia, quando non di via religiosa alla “verità”. Andiamo per ordine. Cominciamo dalla notte-bianca. Le sue prime edizioni sono state vere e proprie occasioni per un nuovo Rinascimento. Non un Rinascimento culturale come ha creduto di indicare al mondo il sindaco della città. La cultura ha accompagnato con la sua resistenza vitale anche i pesantissimi anni della recessione economica e della guerra globale. E’ stata, semmai, un’occasione per la cultura e per chi vi attinge per prendere una boccata d’aria e una vera e proprio “Rinascimento” della socialità. Questo per quanto attiene alle sue prime tre edizioni e con un po’ di generosità, ci si può mettere dentro anche la quarta. Ma ora è necessario dirsi qualcosa, magari a bassa voce, magari nell’orecchio, secondo quell’antico adagio che ci indica dove vanno lavati i panni della famiglia. Cose conosciutissime, ma che è bene ripetersi, a quanto pare. La notte è nera. Il giorno è bianco. Di notte c’è il buio. Di giorno la luce.E’ già perché questa abitudine alla notte bianca l’8 Settembre comincia a sapere di rito ufficiale della postmodernità europea. In questo il sindaco di Roma ha davvero ragione. Ha indicato in Roma la capitale europea della cultura durante questa edizione della notte-bianca. Ma la notte bianca esisteva già negli altri paesi europei prima di arrivare a Roma e Roma, dal canto suo, era già una delle capitali europee della cultura, se non la capitale, molto prima e a prescindere dalla festa. Una cosa invece sembrava dire il sindaco tra le parole ufficiali. Roma, con l’istituzione di questa festa, aspira a diventare la capitale della nuova religione europea. Rigorosamente postmoderna, basata sulla gestione di ciò che culturalmente ci appare contraddittorio, perché lo è in realtà. La “notte-bianca” come “nera-luce”. Ma forse il termine “post-moderna” non esprime al meglio cosa questa nuova “ricorrenza religiosa” sta ad esprimere. Meglio sarebbe lasciarsi guidare da quanto Pasolini scriveva sulla modernità. Ne parlava come fosse una sorta di “dopostoria” di qualcosa che viene dopo un passato che è già stato frettolosamente cancellato, che avvertiamo come preistoria ed è successo l’altroieri. Un “feto-adulto” che muove faticosamente i suoi passi in una realtà che intreccia continuamente i tessuti sociali del sacro con quelli del profano, sotto la luce fioca delle logiche del consumo. Il Comune ha guadagnato economicamente? Ci ha rimesso? Non è qui il problema. E’ questo bisogno malcelato di nuovi “santi-laici” da ascrivere sul calendario in sostituzione o insieme ai precedenti a suscitare in me più di un ragionevole dubbio. L’”obbligo”della “notte-bianca” mi affatica. Come grida Gianna Nannini in una sua canzone, e non un portavoce di un partito avversario, mi affatica questo voler intrecciare l’amore sociale in queste dimensioni assurde e metodiche. Un amore faticoso che è come “ridere nel pianto” dice la cantante.. Ed è un’esponente di quella cultura musicale di cui ci si vorrebbe fregiare per comodo. Le ore chiare e le ore scure è bene che ci vengano in aiuto. Anche se prese da una tradizione che non guardo certo con malinconia. Penso infatti anch’io come Oscar Wilde che i proverbi della nostra tradizione “sono stati scritti in inverno ed è bene che vengano riscritti d’estate”. Ma credo che di fronte agli atti di nascita di questa nuova religione che concilia gli opposti, persino il poeta tornerebbe, almeno in questo caso, sui suoi passi, e sui passi della sua tradizione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=75&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I bamboccioni</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L’arroganza dei politici una nuova questione morale   TPS e i “bamboccioni”   TPS mostra i muscoli. I muscoli anabolizzati della politica. Già la politica, quell’oggetto misterioso che sembra il luogo dove tutto è permesso. Lo stomaco della società, dove ogni affermazione diventa digeribile. Quando il precedente Presidente del Consiglio tacciava gli elettori della parte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=73&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">L’arroganza dei politici una nuova questione morale</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">TPS e i “bamboccioni”</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">TPS mostra i muscoli. I muscoli anabolizzati della politica. Già la politica, quell’oggetto misterioso che sembra il luogo dove tutto è permesso. Lo stomaco della società, dove ogni affermazione diventa digeribile. Quando il precedente Presidente del Consiglio tacciava gli elettori della parte avversa con un epiteto poco edificanti che non sto qui a ripetere perché, non essendo un politico, non mi verrebbe permesso, i “coglioni” del centrosinistra, l’indignazione collettiva fu generale. Adesso il ministro dell’economia, il tecnico per eccellenza, l’illuminato calcolatore delle curve dell’economia internazionale, aristocratico, figlio delle accademie bene del nostro paese, parla di “bamboccioni”, riferendosi a quei ragazzi che non avendo come lui la fortuna di ereditare un palazzo per il pranzo e uno per la cena dalla sua famiglia, si “ostinano” a non voler contrarre un mutuo con le banche di TPS e rimangano a casa di quei genitori che hanno fatto l’Italia con i loro quarant’anni di lavoro e con una madre che li aspettava tra i fornelli e i pannolini. “Bamboccioni” che non vogliono affrontare le sfide del mercato immobiliare, ma che ora, con i 150 euro di TPS avranno la possibilità, a quel punto inderogabile, di comprare il cavatappi per la cucina e prendere finalmente la decisione di andare a vivere da soli come già negli anni ’80 consigliava Jerry Calà in un suo proverbiale film: “Vado a vivere da solo” era il titolo del film. “Sciocchi” non andava bene, “bamboccioni” si. Due epiteti che la dicono lunga sul linguaggio della politica. Sulla distanza tra questi signori e la gente comune. Da destra a sinistra, la stima per gli italiani da parte dei politici italiani è veramente immensa. Forse è per questo che si circondano di famigli nel mandare avanti la cosa pubblica. Vivono proprio in un altro mondo, a questo punto è ufficiale. Credono davvero che il mondo reale, la giornata reale sia la loro. Stasera davanti ai microfoni, domani in Kurdistan o al palazzo di vetro, dopodomani a decidere di tagliare i tassi di interesse dei “bamboccioni” che hanno accettato il gioco. La storia di non arrivare alla fine del mese è un cavallo elettorale. Tragico nella sua concretezza, ma da cavalcare senza convinzione solo per strappare una croce agli elettori sul disegno del loro simbolo o sul loro cognome. Ai politici tutto è permesso. Non è solo il fatto, davvero preoccupante del linguaggio con cui si rivolgono agli abitanti di questo paese, ma tutto l’insieme del loro pensiero. Che rivela, giorno dopo giorno, l’arroganza del loro pensiero. TPS sembra davvero in un momento di “grazia”. Dopo l’uscita sui “bamboccioni”, si è distinto qualche giorno più tardi con un intervista nella quale dichiarava che le tasse sono bellissime, il concetto più bello per i cittadini. Tra poco racconterà pubblicamente le sue disfunzioni sessuali, ci dirà magari che si le parole “iva”o “irpef”<span>  </span>sono eccitanti, riscriverà il Kamasutra sul modello unico del 730 o verrà a raccontare ai “cretini” che restano ostinati in famiglia di quanto sia bello farsi il bagno nelle monete d’oro, come zio Paperone nel suo deposito. Eppure la nota dolente è che, volendo vedere le cose per come sono, non si stà parlando del numero di un fumetto di Walt Disney, ma degli atti ordinari della politica italiana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/73/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/73/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=73&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I tre dell&#8217;ave Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla visita di Gasbarra, Marrazzo e Veltroni a Benedetto XIV   I tre dell’Ave Maria   Gasbarra, Marrazzo e Veltroni a rapporto da Benedetto XVI. Questa non è solo la notizia dell’anno, è la notizia del secolo. Direi la notizia del millennio, visto la religiosità dell’evento. Volevo fare presto a commentare la notizia, poi ho [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=71&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sulla visita di Gasbarra, Marrazzo e Veltroni a Benedetto XIV</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<h1 style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">I tre dell’Ave Maria</span></h1>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Gasbarra, Marrazzo e Veltroni a rapporto da Benedetto XVI. Questa non è solo la notizia dell’anno, è la notizia del secolo. Direi la notizia del millennio, visto la religiosità dell’evento. Volevo fare presto a commentare la notizia, poi ho pensato che avevo un tempo biblico a disposizione. Il cerimoniale di inizio anno, dicono. Sarà così, ma è la prima volta che ci faccio caso. Cos’è in definitiva questo cerimoniale? Lo Stato che va a rapporto dalla Chiesa. Un misto indecifrabile tra confessione dei peccati e rapporto militare. Le tre cariche istituzionali di prossimità più rilevanti della Regione Lazio, a rapporto dal papa. Se di cerimoniale si tratta è un cerimoniale che riguarda solo la nostra Regione. Tutto ciò attesta una sola cosa. E’ tornato lo Stato pontificio. Mai come quest’anno, il primo in cui il partito democratico è venuto alla luce, la visita dei tre re magi dichiarati della politica italiana è davvero drammatica. Altro che rito o cerimoniale. Chi ha deciso questo rito? E’ scritto nella costituzione? Lasciamo stare ciò che il pontefice ha detto e ciò che hanno risposto i tre apostoli, non è questo il punto. “Libero Stato in libera Chiesa” viene prima di qualsiasi strumentalizzazione politica sulle parole scambiate in quell’occasione. Lo Stato che, in fila per tre, va a raccontare le sue intenzioni in cerca di approvazione allo Stato Vaticano. Ma siamo sicuri che è il 2008? Per anni abbiamo raccontato al mondo le arcaiche forme di rappresentazione politica negli Stati musulmani, abbiamo sventolato la nostra superiorità democratica, fatta in primo luogo dalla separazione tra potere spirituale e potere temporale e invece la verità è un’altra. Nel Lazio è istituito un cerimoniale in cui regolarmente, la montagna va da Maometto, tanto per rimanere in tema. Si è gridato allo scandalo, o al miracolo, quando Giovanni Paolo II è entrato nel Parlamento, ma almeno in quel caso era ancora il profeta a recarsi alla montagna. A parte la differenza di spessore e di umanità tra i due pontefici, sulla quale ognuno ha il suo punto di vista, qui il problema è proprio nella parodia teatrale delle istituzioni dello Stato che cercano conferma dal vescovo di Roma. Ricordo un film con Vittorio Gasman nella parte di un vescovo, “Arrivano i mostri” è il titolo, che si recava in una parrocchia periferica<span>  </span>di Roma negli anni settanta, per ascoltare un dibattito durante il quale gli abitanti dichiaravano al parroco la loro volontà di occupare una casa. Uno di loro faceva un intervento teso a stimolare tutti gli altri gridando in romano popolare: &lt;&lt;è un nostro diritto dovemo occupà, annamo subito a prendece le casa, dovemo occupà…&gt;&gt;. Subito scende tra la folla radunata in parrocchia il vescovo-Gasman. Si avvicina a lui e lo guarda negli occhi. Poi tutti intorno piombano nel silenzio e lui, il sobillatore delle folle che voleva occupare la casa comincia a pensare di aver osato troppo. Il vescovo lo guarda ancora, poi gli rifà il verso: &lt;&lt;annamo, famo, menamo…&gt;&gt;. Si volta di colpo e gli sistema un ceffone davanti a tutti. Silenzio generale. Segni di croce sparsi e scioglimento della protesta. La Chiesa che richiama il popolo all’ordine. Un ordine superiore, “infinitamente” superiore. Siamo ancora dentro questa sudditanza psicologica. Questa paura ancestrale ad affermare la volontà dell’uomo, la sua politica. Farebbe inorridire qualsiasi liberale vero, meno i liberali italiani. In questo incontro non si nasconde neppure<span>  </span>più la favoletta che va tanto di moda sulla necessità e la possibilità che Don Camillo e Peppone vadano finalmente d’accordo in Italia. Qui è da tempo in atto la progettazione di una nuova forma di politico italiano: “Don Peppone”. Non l’accordo tra i due, ma una sintesi, modello Frankenstein, tra le due opposte linee politiche con prevalenza inesorabile, tra le due, di quella più vicina a Dio. Ora la notizia del papa all’Università fa discutere. Mi sembra la logica conseguenza dell’inseguimento che da anni la politica sta mettendo in atto nei confronti della religione, nel silenzio generale. E il bello deve ancora venire. Il prossimo passo sarà la par condicio: Veltroni e la Binetti che si affacciano da P.zza S.Pietro. E’ una questione di voti rispondevano in coro politici e intellettuali a giustificare questa corsa, soprattutto da sinistra. Adesso, quando gli elettori voteranno i loro rappresentanti nel seggio, avranno una chiara misura che la loro croce elettorale sarà sempre di più, fuori dal gioco di parole,<span>  </span>un segno di croce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/laltravia.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/laltravia.wordpress.com/71/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=71&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il calcio tecnologico</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 18:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>laltraverita</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il calcio somiglia sempre di più alla play-station   Sport simulato o sport reale?   Bisogna aver bene presente la pubblicità della Rai che ci invita a pagare il canone. I vari spot riprendono uno stesso proposito che l’azienda ci dichiara esplicitamente. Non far somigliare la realtà della vita dei telespattori ai programmi televisivi. L’interrogazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=laltravia.wordpress.com&amp;blog=5017730&amp;post=69&amp;subd=laltravia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><em><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il calcio somiglia sempre di più alla play-station</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sport simulato o sport reale?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Bisogna aver bene presente la pubblicità della Rai che ci invita a pagare il canone. I vari spot riprendono uno stesso proposito che l’azienda ci dichiara esplicitamente. Non far somigliare la realtà della vita dei telespattori ai programmi televisivi. L’interrogazione a scuola, non deve essere un quiz, la fidanzata di un ragazzo non deve sentire la necessità di scimmiottare le vallette quando viene presentata alla famiglia di lui e via scrivendo. Intanto continuano a proliferare quiz e vallette e il tutto sembra assumere i caratteri di una presa in giro ai limiti del messaggio schizofrenico. Da una parte un messaggio edificante e teso a far prevalere la realtà della vita di fronte alla sua spettacolarizzazione, dall’altra una pratica nel senso opposto. Per il calcio questo meccanismo è all’apice della sua evidenza. Tutti parlano della necessità di tornare ai sani principi dello sport, dichiarano di voler ridimensionare la realtà e l’impatto mediatico del football, dall’altra si segue di fatto una via diametralmente opposta. Il campionato del mondo per club, per esempio, non lo avevo mai sentito prima. Lo ha vinto il Milan, ma io non ne avevo mai sentito parlare. Mai come quest’anno almeno. Sapevo che la vincente della coppa campioni europea sfidava la vincente della coppa Libertadores per squadre dell’America latina. Alla vincente andava la coppa intercontinentale e la soddisfazione di essere la squadra più forte del mondo. Ma anche qui nessuno gli aveva dato mai un grosso peso, diciamocelo francamente. Solo da qualche anno veniva citata sistematicamente nel palmares di una squadra. La coppa del mondo per club è invece una cosa recente. Un girone di squadre da tutti i continenti. Una coppa del mondo in piena regola. E il club che vince ha un microtitolo mondiale. Come il sindaco di una città che diventa capo delle nazioni Unite. Un delirio di potenza allo stato puro. Quest’anno si è disputata in<span>  </span>Giappone, e mai luogo fu più adatto per disputare un torneo da cartone animato. Il dato di fatto è che il calcio somiglia sempre di più alla play-station. Si respira un bisogno surreale di galatticità. Di mostruosità alla Goldrake. Tornei in tutto il mondo nel bel mezzo di un campionato che già di suo è difficile da seguire. La sera faccio un colpo di tacco ad Osaka, il giorno dopo sfido il Frosinone allo stadio Matusa. Un misto di confusioni indecifrabili, in cui a perdere è sempre la passione sportiva. Dilaniata dal dover seguire duecento partite alla settimana, dal dover conoscere i nomi di una squadra che compra i giocatori come i chili di mele al mercato. Un giorno hanno una maglia il giorno dopo un&#8217;altra. Oggi sono i beniamini galattici del Real Madrid che sfidano l’Italia, domani hanno preso casa a Segrate o al centro di Roma e sono premiati a Trastevere. Il padre del tale giocatore è rimasto a Madrid, la madre si è fidanzata con il padre di un altro giocatore che veniva da Rio de Janeiro. Ei tifosi cercano di fare ordine dentro di loro facendo disordini per le strade adiacenti lo stadio. Distruggendo caserme dei carabinieri come nemmeno nella seconda guerra mondiale. Il fantacalcio, non è mica quel gioco che si fa negli uffici tra lavoratori appassionati, ma è sempre di più quello che si fa nei campi la domenica. Anzi, il lunedì, il martedì, il sabato, fino alla domenica. In barba ala canzone di Rita Pavone. E così siamo arrivati al campionato del mondo per club. Credo che la parabola, ora, possa diventare discendente. A meno che qualcuno non voglia sfidare Marte o la Luna. In questo Natale, ogni appassionato di calcio, avrebbe dovuto farsi un regalo. Acquistare un pallone di cuoio fatto a mano sul modello dei primi palloni del ‘900. Ne fanno uno al giorno i maestri artigiani dell’Anatolia. Altro che duemila al minuto bambini di dodici anni del Pakistan. Ha una grossa cucitura sul dorso. Poi sarebbe stato utile paragonarlo ai <span> </span>palloni della Champions League per apprezzare il gusto di qualcosa di antico ma ancora valido. Molto distante dai blasonatissimi palloni moderni con il materasso intorno. Quelli che tiri da centrocampo e finiscono sotto gli incroci dei pali. Quelli che li tiri a destra e finiscono alla sinistra in basso del portiere per esporli sempre più spesso a brutte figure. Quelli che…continuano a chiamarlo sport fregiandosi di titoli improbabili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Carmelo Albanese</span></p>
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